FLORA E FAUNA
Le alterazioni provocate nel tempo dagli incendi, hanno modificato solo parzialmente la ricchezza della vegetazione dell'Argentario, le cui caratteristiche principali sono la varietà di specie che la compongono e la sua vasta superficie boscosa, decisamente insolita nelle aree costiere ed insulari.
Nell'ultimo secolo la superficie boscata del promontorio è aumentata notevolmente. Il merito va attribuito all'abbandono dell'attività agricola e soprattutto alla scomparsa di ampie zone adibite a pascolo. Grazie a questi mutamenti socio-economici, la vegetazione mediterranea si è rimpadronita delle aree agricole e delle zone frequentate dal bestiame, soprattutto nel versante nord-orientale del promontorio. Ancora tangibili, in molte località, sono le tracce lasciate dalla presenza dell'uomo, che ha tentato in passato, faticosamente, di ricavare sostentamento da terreni molto spesso improduttivi.
In queste aree, la vegetazione è in una fase di transizione, sono infatti ancora presenti le vecchie piante di Olivo (Olea europea) e di Vite (Vitis vinifera) che, ormai abbandonate dalle cure dell'uomo, hanno ripreso forme primitive: l'Olivo si riavvicina morfologicamente all'Olivastro (Olea oleaster), dall'aspetto cespuglioso, con foglie piccole e spine, mentre la Vite riprende un andamento strisciante, con foglie piccole e spesse e senza più produrre grappoli vinificatori. La prima vegetazione che colonizza queste aree abbandonate assume innanzitutto un aspetto caotico: il Rovo (Rubus), la Vitalbe (Clematis vitalba e Clematis flammula), le Rose selvatiche (Rosa canina, Rosa spinosissima) formano delle intricate cortine difficilmente penetrabili. Ma è soprattutto in queste zone che da marzo a maggio spuntano dal terreno numerose specie di Orchidea; alcune rare, altre più comuni, ne sono state censite sul promontorio ben 43 varietà differenti, tra le quali segnaliamo l'Ophrys speculum, l'Ophrys exaltata e l'Ophrys bertoloniiformis, una delle più rare in Italia. Col passare del tempo, ecco apparire cespugli di Ginestra odorosa (Spartum junceum), Cisto (Cistus sp.), Erica (Erica sp.), Ginestra spinosa (Calicotome villosa), prime avvisaglie della macchia bassa, ma già si intravedono piante di Corbezzolo (Arbutus unedo), ed Alaterno (Rhamnus althernus), segnalando una timida avanzata del bosco. Ma quando questi terreni vengono interessati dal fuoco, la vegetazione, anziché evolvere verso la macchia mediterranea, subisce un processo di degradazione verso la steppa. Se le aree non più coltivate sono state invase da una vegetazione caotica, lo stesso non si può dire per le zone interessate da vegetazione spontanea, all'interno delle quali è facile individuare numerose associazioni vegetazionali dalle caratteristiche ben definite.
La steppa è diffusa nel versante meridionale ed in alcuni poggi di quello orientale. È formata prevalentemente da formazioni vegetali di altezza mediamente inferiore ai 50 cm, costituite da arbusti sempreverdi, alternati a numerose specie erbacee, soprattutto Graminacee, tra le quali ha il primato assoluto l'Ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus). Questa monocotiledone di grandi dimensioni (fino a 2 metri di altezza), localmente chiamata Sarracchio, cresce in grossi ciuffi disposti regolarmente sul terreno, ed ogni elemento occupa con le radici una determinata superficie, nella quale non possono dimorare altre specie. L'Ampelodesma colonizza con facilità zone fortemente degradate dal pascolo o dal passaggio del fuoco. Non brucata dal bestiame, essa ricresce prontamente dopo il passaggio di un incendio, e più l'ambiente è stato degradato, maggiore è la presenza del Sarracchio. Molto diffuse nella steppa sono anche la Psolarea (Psolarea bituminosa), la Globularia (Globularia alypum) e l'Erica (Erica multiflora), che in primavera si ammantano di molteplici fiori colorati.
Se la steppa costituisce il livello più basso per la vegetazione mediterranea, un gradino più in alto nella scala evolutiva si trova la gariga. Con questo termine si indica una formazione vegetale molto simile alla precedente, ma distinta da essa per la ridotta presenza delle specie erbacee, a tutto vantaggio della componente arbustiva, la cui copertura del suolo non è continua, ma interrotta da affioramenti rocciosi o zone di nudo terreno. In questa formazione di limitato sviluppo verticale (fino a 80 cm), all'Ampelodesma si sostituiscono altre specie caratteristiche, come l'Elicriso (Helicrysum italicum), con fusto e foglie coperte da una fitta peluria di color verde-azzurro chiaro e fiori color oro. Tra gli arbusti, sono presenti il Lentisco (Pistacia lentiscus), il Terebinto (Pistacia terebinthus), il Rosmarino (Rosmarinus officinalis), il Cisto a foglie di salvia (Cistus salviefolius). La gariga, tipica dei suoli di origine calcarea, è presente nel versante Sud del promontorio, intorno a Porto Ercole, nella zona di Capo d'Uomo.
Quando la copertura del suolo diventa uniforme ed a comporla sono prevalentemente piante arbustive e piccoli alberi, questi significa che siamo in presenza di una macchia bassa. Possono trovarsi diversi tipi di macchia bassa, a seconda della specie dominante; all'Argentario prevale quella formata da specie sempreverdi dell'orizzonte mediterraneo, con prevalenza delle latifoglie. In questa associazione vegetale predominano il Rosmarino (Rosmarinus officinalis), il Cisto marino (Cistus monpeliensis), il Cisto a foglia di salvia (Cistus salviefolius) e la Ginestra odorosa (Spartium junceum) che formano un compatto manto vegetale non più alto di 1,50 m e disseminato di fioriture colorate. In alcune località, la macchia bassa è dominata dalla Calicotome (Calicotome villosa), e questo per via della buona fertilità del suolo. Essa è una leguminosa arbustiva con foglie a consistenza membranosa, con ciclo annuale caratterizzato da una stagione di riposo, coincidente con l'estate, durante la quale parte delle foglie cadono. La macchia bassa è diffusa in loc. Punta Ciana, Poggio Terrarossa e Poggio Pozzarello.
Dove la macchia raggiunge l'altezza massima di 3mt siamo in presenza di vera e propria macchia. Sul promontorio formano questa associazione: il Corbezolo (Arbutus unedo), l'Alaterno (Rhamnus alathernus), l'Erica arborea (Erica arborea), l'Erica scoparia (Erica scoparia) e qualche Leccio (Quercus ilex). Questo tipo di macchia solitamente denota una fase di ricostruzione del bosco, in seguito al passaggio del fuoco o ad un taglio avvenuti molti anni prima. Pochi giorni dopo il passaggio del fuoco, il desolante aspetto dell'ambiente incendiato, è rvvivato dal ricaccio delle ceppaie di Corbezzolo, che in breve tempo formerà un nuovo manto verde. In seguito, sarà l'Albatro a dominare la nera campagna, per poi lasciare spazio ad altre specie, quali il Leccio, l'Alaterno, il Lentisco, la Fillirea, il cui sviluppo sarà abbastanza prolungato nel tempo. Nel versante meridionale del promontorio, ricco di scogliere e versanti rocciosi, possiamo trovare anche alcune specie caratteristiche dei siti rupestri, il cui adattamento fisiologico e morfologico permette loro la sopravvivenza in condizioni di aridità estreme. Specie caratteristiche sono: la Barba di Giove (Anthyllis barba jovis), il Ginepro fenicio (Juniperus poenicea) e la Palma nana (Chamaeops humilis) che trova nell'Argentario uno dei suoi rari siti nel Tirreno settentrionale, l'Elicriso, la Cineraria (Senecio cineraria) e l'Erba pignola (Sedum sediforme).
Nella macchia alta ci troviamo in presenza di formazioni vegetali vicine alla forma arborea propriamente detta, di sviluppo verticale mediamente dai 3 ai 6 m, costituita da poche e caratteristiche specie. Nella macchia alta, il fuoco non è passato da molti anni e quindi la foresta mediterranea ha il suo massimo sviluppo. Il Leccio rappresenta la specie dominante, unitamente al Corbezzolo, all'Alaterno, all'Erica e all'Orniello. Nel sottobosco non è difficile trovare il Pungitopo (Ruscus aculeatus), l'Edera (Hedera helix), la Smilace (Smilax aspera), la Robbia (Rubia peregrina) e i Ciclamini (Cyclamen repandum, hederifolium), specie che riescono ad adattarsi alle scarse condizioni di luminosità presenti al'interno del bosco di Leccio. Quest'ultimo occupa tutto il versante orientale dell'Argentario, mentre nel settore E-NE si è stabilizzato un tipo di bosco che annovera anche specie come il Carpino nero (Ostrya carpinifolia), il Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), la Roverella (Quercus pubescens), la Rovere (Quercus petraca), l'Alloro (Laurus nobilis) e l'Aghifoglio (Ilex aquifolium). Queste specie indicano non solo un sito particolarmente fresco, ma anche una fase evoluta del bosco: infatti l'Aghifoglio, la Rovere e l'Alloro non entrano mai in Associazioni vegetali pioniere, ma prediligono condizioni di clima e di suolo evoluto. Nel versante orientale, localizzati in limitati distretti in loc. Podere Sant'Antonio, Podere Nunziata e a monte del Convento, vi sono boschi di Castagno (Castanea sativa) di chiara origine antropica, con alcuni esempi di notevoli dimensioni.
Le aree coltivate, oggi fortemente ridimensionate, sono occupate prevalentemente da colture agrarie arboree di tipo prettamente mediterraneo, quali l'Olivo e la Vite. I vigneti hanno dimensioni limitate, sono quasi sempre terrazzati e la loro distribuzione presenta concentrazioni nei pressi dei centri abitati o di insediamenti residenziali isolati. L'Olivo viene coltivato sia su terreni acclivi, e quindi l'impianto si presenta con sistemazione a terrazze, sia i